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Freud, Jung e Sabine Spielrein

Mostra del Cinema di Venezia | 2 settembre 2011 COMMENTA

Appunti dalla sala: il film A Dangerous Method

jung freud Freud, Jung e Sabine Spielrein

Quello di Sabine Spielrein è uno dei tanti casi di donne seppellite dalla storia. L’ex paziente di Jung, poi sua amante e infine analista di fama internazionale lei stessa, è molto meno nota per il suo lavoro nel campo della psicanalisi, scienza che era ai suoi albori agli inizi del Novecento, che per la sua complessa vicenda personale. Bollata più o meno come la donna che divise Jung e Freud, la dottoressa Spielrein morì fucilata dai nazisti nel 1941 dopo avere formato schiere di analisti russi.

Il film di Cronenberg, A Dangerous Method, sobrio e luminoso, tenta di renderle giustizia, e in parte ci riesce.

Keira Knightley si assume l’ingrato compito di trasmettere allo spettatore la complessa personalità di una donna tormentata dalle sue tendenze masochiste, e nonostante qualche eccesso nella recitazione – il malato di mente è uno dei grandi totem/spauracchi dell’attore contemporaneo – porta sullo schermo una Sabine Spielrein viva, brillante e molto più autentica del suo mentore (Michael Fassbender), diviso fra il dovere familiare e l’attrazione mentale e fisica nei confronti della paziente. (Il personaggio della moglie di Jung, Emma, è forse il più brillante commento sui danni della repressione sessuale delle donne.)

Viggo Mortensen
è un Freud leggero e ironico e forse non poco invidioso del giovane allievo; Vincent Cassel compare brevemente in un ruolo determinante per lo svolgimento della trama, che porta a casa con la consueta disinvoltura e provando di essere, una volta di più, uno dei più attraenti bruttoni del cinema internazionale.

Credits: Kikapress

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